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PROGETTO 6.8

Canyon è il primo produttore al mondo ad aver sviluppato una bici da strada caratterizzata da freni a disco idraulici controllati da leve di freno/cambio. Grazie a questa tecnologia la sicurezza dei corridori è notevolmente aumentata in quanto i freni a disco funzionano nettamente meglio dei sistemi di freno tradizionali in caso di corse sul bagnato o lunghe discese. Riducono anche sensibilmente il consumo delle coperture. Il peso della bici completa - nonostante sia estremamente robusta - è ancora al di sottto dei limiti UCI di 6.8kg.

Ciò che rende possibile la realizzazione di questa tecnologia sono le leve freno e cambio brevettate che per la prima volta permettono al serbatoio idraulico del liquido di essere contenuto dentro le leve del cambio stesse.

Il Progetto 6.8 è stato sviluppato insieme a Hans-Christian Smolik.

Il background tecnico di un freno a disco di una bici da strada.

I freni a disco idraulici sono diventati uno standard per le mountain bike di alto livello grazie alla loro buona performance di frenata e sicurezza. Fino ad ora le bici strada hanno sempre utilizzato dei freni a pinza per fermarsi. Nelle lunghe discese il calore generato dai freni a pinza porta ad una riduzione della loro efficacia. Per la stessa ragione i corridori più pesanti desiderano un sistema di frenata più maneggevole e sicuro.

Un altro vantaggio dei freni a disco è che la performance non è ostacolata sul bagnato. Diversamente da un freno a disco, un freno a pinza per via della sua posizione e della maggiore superficie raccoglie molta più acqua e sporco in caso di maltempo. I freni a disco possono spostare lo sporco che si accumula sulla superficie di frenata molto più velocemente e quindi mettere a disposizione un maggior potere di frenata.

In passato ci sono stati sporadici casi di freni a disco montati su bici strada. Tuttavia, quando ciò è avvenuto non si è tenuto conto di tutte le specifiche richieste da questa tipologia di bici. La forcella rigida di una bici da strada è relativamente elastica cosa che può garantire un certo livello di confort nella pedalata. Se equipaggiata con rotori MTB una forcella strada verrebbe schiacciata con dischi di soli 160mm portando ad una deformazione della plastica o alla rottura. Inoltre a seguito della frenata l'elasticità della forcella potrebbe provocare delle oscillazioni. Questo obbliga la bici a girarsi ad ogni fretana forzando il corridore a sterzare nella direzione opposta. In situazioni di guida critiche ciò può compromettere il controllo della bici.

Inoltre, a differenza di una MTB, bisogna assicurarsi che il centro di gravità della bici superi il punto di contatto della ruota anteriore (a causa del triangolo frontale più piccolo). Per questa ragione la performance di frenata deve essere proporzionalmente ridotta affinchè non ci sia il pericolo di finire oltre il manubrio.

Un altro problema potrebbe essere il calore generato che verrebbe trasmesso attraverso la pinza alla gamba sottile della forcella. Tale calore non verrebbe disperso come invece avviene per le forcelle MTB che hanno un diametro più largo (un maggior volume). Visto che la stabilità della forcella in lega ed in carbonio è compromessa in caso di temperature sopra i 150 gradi ciò potrebbe provocare un danno permanente.

Questi problemi sono stati oggetto di considerazione durante il nostro studio. Il risultato è il Progetto 6.8.

La soluzione ai problemi… ed il passo verso Progetto 6.8.

I problemi provocati alla forcella possono essere risolti con rotori doppi di un diametro fra i 120 ed i 125mm. Il leveraggio più corto fra i cuscinetti del freno ed il centro del mozzo riduce anche la forza di frenata per una bici da strada. Un ulteriore aggiustamento potrebbe essere la lunghezza effettiva delle leve del freno della bici da strada. Il cilindro principale può pertanto raddoppiare il diametro reale che comunque deve provvedere a due cilindri di servizio; in corrispondenza è utilizzata solo metà della pressione dell'olio.

In tal modo le gambe della forcella risentono solo della metà della forza di frenata di un unico disco del freno e pertanto si deforma meno - ma contemporaneamente - in maniera tale che il monitoraggio resti positivo. I nostri tester ci hanno mostrato che una forcella elastica da strada, come la nostra SL riesce a monitorare queste forze.

Visto che ogni disco del freno deve generare solo metà della performance di frenata viene prodotto meno calore da ogni freno e può essere dissipato da qualsiasi lato della forcella. Pertanto il pericolo di rovinare il materiale della forcella è considerabilmente ridotto. Anche il carico ai raggi ed alle coperture risulta ridotto in quanto i raggi su ciascun lato della ruota devono solo portare la metà della forza di frenata. Il carico sui raggi è ulteriormente ridotto dal sistema di ancoraggio degli stessi incrociato.

L'unione delle parti meccaniche esistenti come il fatto di far convergere il cilindro principale ed il serbatoio del liquido nelle leve del freno crea dei problemi di spazio in quanto i meccanismi tradizionali sono piuttosto ingombranti. Ciò è stato risolto da una versione modificata e salva-spazio delle parti meccaniche che Smolik ha sviluppato da solo sin dal 1980.

In tal modo il serbatoio del liquido potrebbe essere accessibile senza dover rimuovere la leva del freno, è stato munito di una copertura a forma di cupola che è posta in cima alla leva del freno.

Smolik ha ulteriormente dato prova del suo potere innovativo con Progetto 6.8. Il suo coraggio nel provare nuovi metodi e la sua immensa conoscenza tecnica riguardo a Progetto 6.8.hanno portato ad un grosso riconoscimento. E' una bici da corsa con due freni a disco idraulici realizzata concretamente.

Pure Cycling.